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Che il freddo li costringa a piu’ miti consigli !!

E’ questa in buona sostanza la frase che ci ha molto colpito per la sua gravità, che il sindaco ha espresso nell’ultimo numero di “Calosch” riguardo una coppia di algerini (cittadini caluschesi) che da troppo settimane ormai “abitano” in una macchina davanti al municipio non avendo più casa, “colpevoli” di aver ingaggiato con l’Amministrazione Comunale un ostinato braccio di ferro per ottenerla.
Cosicché, mentre ha augurato (piuttosto formalmente per la verità) uno sbrigativo “santo” Natale alla comunità giustamente raccolta nelle festose e riscaldate atmosfere familiari, per queste due persone, e sottolineiamo, persone, ha espresso l’auspicio che il freddo, meglio ancora il gelo osserviamo noi, gli spianasse un fastidioso problema che lui non ha saputo risolvere.
Insomma, una “pungente” sofferenza come arma di persuasione!!
E se malauguratamente fosse successo qualcosa di grave, possibilità non tanto remota ricordando le temperature rigide di quelle notti, di chi sarebbe stata la colpa, degli stessi interessati e della loro cocciutaggine?
Questo sarebbe il frutto di quelle nostre radici solo poche righe più avanti richiamate e rilanciate dal sindaco che ha imposto il presepe in tutti gli edifici comunali e nelle scuole?
A parte il fatto che un valore fondante non lo si comanda dall’alto con atto autoritario ma lo si costruisce insieme condividendolo, a noi risulta che il presepe autenticamente sentito emana messaggi di pace e suscita atti di solidarietà laddove ve n’è bisogno, altrimenti è solo una sentimentalistica ricostruzione e le parole, solo retorica.
Non sembra che tali valori abbiano caratterizzato la gestione del caso in questione che tuttavia, nella sua realistica crudezza, può essere considerato al di là delle intenzioni del sindaco un “vero caso natalizio”, che costringe tutti a qualche utile riflessione che vada oltre certi buonismi.
Ci può aiutare in proposito qualche considerazione sul merito della questione: pur riconoscendo la difficoltà di risoluzione di tali casi e ammettendo che ragioni e torti non stanno da una parte sola, riteniamo che la casa è un diritto di ognuno, anche se difficile da attuare per tutti e perciò non può essere pretesa.
Tuttavia, quando una situazione supera oggettivamente i limiti di una umana e ragionevole tollerabilità, allora un’istituzione pubblica dall’alto della saggezza e del buon senso che la dovrebbe caratterizzare (non vogliamo scomodare la carità cristiana), dovrebbe provvisoriamente accantonare il bilancio della giustizia per intervenire con l’urgenza generosa dettata dal bisogno contingente, senza “se” e senza “ma”.
Ciò che purtroppo non è accaduto.
Un'occasione perduta per favorire disponibilità meno intransigenti e per indicare alla comunità, magari un po’ distratta dal panettone, cosa possono produrre le “buone radici”, quelle che fondano su ideali non solo di facciata.

27 Gennaio: nella giornata della Memoria il fragoroso silenzio dell’A.C.

Come è ormai noto e come giornali e TV ci tengono da tempo informati, il 27 gennaio di ogni anno ricorre la celebrazione mondiale della memoria dell’olocausto di sei milioni di persone trucidate nei campi di concentramento tedeschi.
E’ il giorno in cui nel 1945 vennero abbattuti i cancelli del campo di concentramento per eccellenza, quello di Auschwitz.
E’ come un invito perché salga da tutto il mondo una sempre rinnovata condanna di quel crimine che è stato riconosciuto come il più orrendo della storia dell’umanità, è un proclamare ad alta voce, sia affiancando i sopravvissuti, sia come memoria da consegnare alle giovani generazioni, l’insopprimibile validità dei valori universali di convivenza, tolleranza e rispetto senza i quali l’umanità è destinata alla sua distruzione, così come la seconda guerra mondiale ne è stato un drammatico esempio.
Una memoria non certo superata o retorica, come dimostra ancora oggi la realtà di stragi e distruzioni in molta parte del mondo, o il serpeggiare allarmante dell’intolleranza e del razzismo anche nelle cosiddette società avanzate.
Le istituzioni sono chiamate a rappresentare in primis questi sentimenti con ogni forma possibile di iniziative atte a mantenere alta la guardia.
Anche Lineacomune, pur nella sua modesta entità, ma con tutta la forza della propria sensibilità, si sente parte di questa testimonianza elevando la propria voce e ribadendo i propri ideali.
Non è così, a quanto pare, per la nostra A.C. che dovrebbe rappresentare la comunità caluschese dando voce a tutti i cittadini e particolarmente ai giovani cui va consegnato il testimone di tali valori.
Al contrario è brillata per il secondo anno consecutivo per il suo sostanziale assenteismo, per il suo fragoroso silenzio.
Niente assemblee, niente dibattiti, niente commenti , nè da parte del Sindaco che tutti rappresenta, né da parte dell’Assessore alla cultura che evidenzia con ben altri fervori quando si tratta di fare della risonante pubblicità alle iniziative festaiole.
Ci viene il sospetto che, un’altra volta, anche questo fatto sia da imputarsi alla fobia o miopia politica capace di ottenebrare e stravolgere ogni cosa..
Allora osserviamo che questa giornata non è di una parte politica, ma di ogni uomo, di tutte quelle persone che al di là del loro credo politico, provano ancora orrore di fronte a queste cose e intendono proclamarlo ad alta voce.
Non basta che certi sentimenti li proviamo in fondo al cuore, come ebbe a dire il Sindaco per giustificare la rinuncia all’adesione del nostro comune al coordinamento nazionale Enti locali per la pace.
I valori importanti della vita individuale e sociale devono essere testimoniati soprattutto da chi ci rappresenta, con comportamenti coraggiosi e coerenti: se si tengono nel profondo del cuore non possono essere condivisi e diffusi.

La crisi degli stili di vita

Questi anni che stiamo vivendo e che ci apprestiamo a vivere, probabilmente verranno ricordati dalla storia per la profonda crisi del sistema economico basato sul capitalismo selvaggio che si è affermato negli ultimi decenni nel mondo “occidentale”. Sempre probabilmente, questi anni segneranno, se non la fine di questo modello, l’inizio di un profondo ripensamento delle dinamiche che regolano i processi economici, e speriamo anche la distribuzione della ricchezza.
In questo quadro, che ci auguriamo porti, dopo qualche anno di stenti e fatiche, a nuovi equilibri maggiormente votati alla giustizia e all’equità sociale, si sentono purtroppo voci, anche molto autorevoli, che tendono a minimizzare la portata degli eventi e che soprattutto esortano i cittadini a non modificare i loro stili di vita.
Mai momento, invece, fu più propizio di questo per esortare la gente a cambiare i propri stili di vita. Abbandonare la bramosia del superfluo, rinunciare alla cultura dell’usa e getta, rinnegare la cultura dell’apparire, ritornare all’etica del risparmio e non del consumo a tutti i costi, … queste devono essere le sfide per il futuro, o meglio per il presente.
Compito della politica, in questo momento, non è convincere i consumatori (così siamo ormai sempre identificati) a spendere per mantenere alti i consumi; compito della politica adesso è, oltre a garantire un accettabile tenore di vita alle fasce sociali più deboli, ricercare, proporre e sostenere un nuovo modello di sviluppo. Ma chi dei nostri politici ne parla? Praticamente nessuno. Tutti ci dicono di avere fiducia, che le cose cambieranno (ma nei prossimi anni peggioreranno), di continuare a comprare (anche se gli stipendi e i salari valgono sempre meno o sono ormai iniziati i licenziamenti), ma nessuno finora ci ha proposto una via alternativa.
Credo allora che dovremo essere noi per primi a trovare una nuova via: i grandi cambiamenti nascono sempre dal basso e da chi è capace di fare necessità virtù.
Ri-tariamo quindi noi per primi i nostri stili di vita, torniamo a dare importanza al risparmio, a bilanciare la nostra capacità di spesa con i nostri effettivi guadagni, proviamo a ricostruire una rete di relazioni solidali nel nostro territorio che valorizzi le produzioni e le capacità delle persone, impariamo a diventare accoglienti nei confronti delle persone e delle idee nuove, ma soprattutto riprendiamoci il nostro futuro, studiando, credendo nel nostro lavoro e prendendo a cuore i problemi degli altri e del bene comune come se fossero i nostri. Solo una vita fatta di partecipazione e condivisione può rimetterci in cammino.
Così sarà un Buon Natale e un Buon Anno Nuovo per tutti.

Soste Nomadi, il problema non esiste più (!?!?)
di Andrea Colleoni

L'amministrazione ha deciso di revocare il regolamento che disciplina l'accesso e la sosta temporanea di famiglie nomadi nell'area di transito di Via Marconi (il cosiddetto Piazzale Ghinzani). La motivazione è molto semplice: ci serve l'area per risistemarla e dedicarla alle feste.
Trovo questa una semplice scusa, un'argomentazione senza coraggio per evitare di dire (anche se in Consiglio qualche esponente di maggioranza stava quasi per esplodere e confessare...) "noi non vogliamo che i nomadi si fermino a calusco". Così facendo però non negano (ufficialmente) che il principio del regolamento sia valido. Ma allora perchè revocare un regolamento senza trovare un'altra area? E poi perchè cambiare area, per le feste? Dei nomadi si può dire di tutto di più, ma quando mai i nomadi hanno impedito lo svolgimento delle consuete feste estive che si svolgono nell'area?
Mi chiedo in quale paese dei balocchi viva la maggioranza "regnante" (o "imperante") a Calusco. La sosta di famiglie nomadi è un dato di fatto, essi non si fermano a calusco perchè sono "accolti" o perchè sono benvoluti o perchè c'è un regolamento: semplicemente si fermano a Calusco come si fermano in tutti gli altri comuni, compresi quelli con il "divieto di sosta per i nomadi" scritto sui cartelli all'ingresso e tutti lo fanno abusivamente.
Un signore mi ferma subito dopo il consiglio e mi dice "Dovete capire che se non facciamo qualcosa i nostri figli fra 20 anni ci rimprovereranno di non aver saputo affrontare il problema". Mi dico pienamente d'accordo con lui e lo trovo stupito. Gli spiego infatti che la maggioranza (che presumo lui abbia contributito ad eleggere) non ha fatto nulla contro i nomadi (come lui invece è convinto) ma, anzi, ha eliminato uno dei pochi tentativi di regolamentazione del problema (per altro elogiato dal Prefetto di Bergamo). Il regolamento approvato infatti rappresentava un primo tentativo di affrontare un problema inevitabile secondo il principio che se un qualcosa è inevitabile che accada, è per lo meno necessario cercare di controllarlo. Senza entrare nel dettaglio del regolamento, erano previsti alcuni principi che potevano porre le basi per un miglioramento della situazione ed un contenimento del problema: i nomadi infatti, come tutte le famiglie caluschesi, dovevano ad esempio pagare l'acqua ed i servizi di cui usufruivano; la sosta era limitata nel tempo così come il numero massimo di famiglie che contemporaneamente posteano sostare.
Ci dicono che il regolamento ha fallito, solo 4 richieste di sosta regolari e 28 segnalazioni di soste abusive. Cosa succederà ora? Non avremo più soste di carovane di nomadi (come è convinto il signore di cui raccontavo)??? No, semplicemente le 28 soste abusive diventeranno 32 e perdermo anche l'occasione di cominciare un lavoro di integrazione e rispetto reciproco (sottolineo il reciproco) partendo dalle 4 famiglie che avevano scelto la strada della legalità.
Il regolamento non era sicuramente perfetto e dopo un primo rodaggio andava rivisto e migliorato per rendelo più efficacie e per aumentare la percentuale di famiglie che sostavano secondo il regolamento rispetto a quelle abusive.
In definitiva un'altra occasione persa per l'amministrazione che ancora una volta dimostra di non voler affrontare i problemi (poi vedremo cosa ci diranno i nostri figli fra 20 anni...) preferendo nascondere la testa sotto la sabbia e facendo finta che di colpo un problema non esista più.

Bando di gara per l’affidamento del servizio di refezione scolastica
di Michela Viscardi

Le ore 12.00 del 7 Luglio erano il termine ultimo per la presentazione delle domande di ammissione al bando di gara per l’affidamento del servizio di refezione scolastica del nostro comune: nessuna richiesta depositata presso i nostri uffici comunali, il bando è andato “deserto”.
Questo è il triste epilogo di una vicenda ancora più triste!
Uno dei ultimi atti della nostra passata amministrazione era stato quello di sottoscrivere un accordo con la ditta Serist Servizi Ristorazione Spa per la gestione del nostro nuovo centro cottura comunale e la preparazione di tutti i pasti occorrenti giornalmente ai nostri utenti (bimbi, anziani, indigenti, dipendenti pubblici).
In sintesi l’accordo prevedeva la fornitura da parte della ditta degli arredi e delle attrezzature necessarie, che il comune avrebbe ripagato a rate solo per la metà del suo importo totale; la fornitura di pasti biologici e DOP, la possibilità di fornire alternative di verdure e frutta durante i pasti nonché l’organizzazione di momenti formativi e ludici per bambini, insegnanti, genitori e associazioni e l’istituzione di un numero verde gratuito a disposizione dei cittadini per informazioni, critiche e suggerimenti: il tutto per un costo del buono pasto di 4,00 euro cadauno.
La nuova Amministrazione appena insediata, senza conoscere alcun dettaglio dell’accordo e senza assolutamente ascoltare le nostre motivazioni malgrado la nostra disponibilità fosse stata più volte espressa anche in Consiglio Comunale, ha voluto invalidare tale accordo, ritenendolo non vantaggioso per la nostra popolazione ed addirittura al limite della legalità; arrivando persino ad insinuare un nostro tornaconto personale nella vicenda.
Oggi, ad un anno di distanza abbiamo buttato centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici, per pagare prima la parcella dell’avvocato incaricato di annullare il contratto, poi tutta la somma in contanti (e non la metà) spesa dalla Serist per l’acquisto delle attrezzature ed infine, visto l’esito finale del bando, anche i non pochi soldi necessari alla sua ripetizione.
Tutte spese che potevano essere risparmiate!
Alla prima prova il nuovo assessore all’istruzione ha miseramente fallito.
E questo perché il capitolato che le ditte di ristorazione avrebbero dovuto rispettare in caso di vittoria della gara (capitolato assolutamente non condiviso con la commissione mensa) era talmente assurdo che nessuno ha voluto partecipare: canone mensile (3000 euro circa) per l’affitto del centro cottura, fornitura di personale dirigente neanche fossimo il comune di Milano, gestione e riscossione dei buoni pasti in anticipo (in questo modo non ci sarebbe tra l’altro più stata la possibilità per le famiglie più bisognose di rapportarsi personalmente con la giunta comunale), il tutto per un costo a base d’asta, cioè da ritenersi non superabile, di 3,85 euro a pasto! Noi avevamo avvisato l’Amministrazione che l’impostazione data all’intero bando lo poneva assolutamente fuori mercato e che vi era la forte possibilità che andasse deserto: ci è stato risposto che non eravamo lucidi nella nostra valutazione, visto il “presunto” risentimento per la sconfitta elettorale.
Vi posso assicurare che questa è una delle poche volte che mi dispiace di aver avuto ragione!
Come cittadino prima, che ha visto sprecati tanti soldi che potevano essere meglio utilizzati, come consigliere comunale poi, che non è riuscito ad evitare un tale disastro ed infine come genitore i cui figli usufruiscono giornalmente del servizio mensa.
Tutto questo oggi ci mette nelle condizione di “elemosinare” qualcuno che venga a cucinare per i nostri ragazzi, abbassando notevolmente le nostre pretese, con il forte rischio di barattare la qualità dei pasti forniti a favore magari di un operatore economico qualsiasi.
Questo è in sintesi l’ennesimo caso in cui la nostra Amministrazione non ha saputo mantenere buoni rapporti con i fornitori, ha preteso di rimettere le carte in gioco senza saper giocare, ha distrutto quanto da noi prima costruito senza una valida alternativa.
Lineacomune spera comunque che almeno una ditta di ristorazione seria partecipi e vinca il prossimo bando di gara, in modo che i nostri bambini, ragazzi, malati possano consumare pasti sani e buoni.

Questa banda larga ci va un po' stretta
Costi incerti e poca scelta per i cittadini nel progetto di banda larga a Calusco.

Nell'ultimo numero di "Calusco-Calösch" in un' articolo a firma del Vice sindaco viene comunicato che, al fine di colmare il ritardo tecnologico che non consente, agli abitanti di alcune zone di Calusco, di poter usufruire di accessi ad Internet veloci (banda larga) verrà installato nel nostro Comune un sistema combinato fibre ottiche e wireless.

Protagonista e fautore di questa iniziativa e' la Provincia di Bergamo, che, per mezzo dell'Azienda pubblica " ABM ICT", ed in collaborazione con vari comuni, sta mettendo in piedi un progetto veramente ambizioso di creazione di una rete a banda larga di nuova generazione tramite interventi di scavi su tutto il territorio della nostra Provincia.

Diciamo subito che promuovere l'innovazione tecnologica e' un obbiettivo sacrosanto che ogni amministrazione pubblica dovrebbe perseguire; merita però un approfondimento il "come" tale obbiettivo venga portato avanti dall'amministrazione di Calusco.

Tale progetto prevede l'installazione di alcune antenne che copriranno il territorio comunale: in questo modo gli utenti caluschesi che lo vorranno potranno, sottoscrivendo un abbonamento con ABM ICT, usufruire di un servizio di accesso ad Internet veloce. Per le caratteristiche tecniche di tale servizio, è probabile che per poterne usufruire sarà necessaria un'antenna da installare esternamente alla propria abitazione.

Nel suo articolo, il Vicesindaco non cita quali saranno i costi per chi voglia sottoscrivere un abbonamento con ABM ICT, probabilmente questo aspetto non e' stato adeguatamente approfondito; (attualmente tali informazioni non sono nemmeno pubblicate sul sito dell'Azienda), inoltre, si e' chiesto, prima di far installare antenne sul nostro territorio, quanti sono i Caluschesi potenzialmente interessati?

Innanzitutto c'e' scetticismo sulle reali funzionalità di tale servizio e sul fatto che vengano investiti tanti soldi pubblici in questo modo, infatti tutte le aziende pubbliche che hanno deciso di investire nelle telecomunicazioni non hanno avuto o non stanno avendo successo ed al momento hanno generato solamente sperpero di denaro pubblico.
I motivi di questi insuccessi sono principalmente che i canoni che i fruitori del servizio si trovano a pagare sono troppo alti per la reale qualità del servizio erogato, rendendo le tecnologie wireless valide per gli utenti che hanno necessità di collegamento in mobilità (chi per motivi di lavoro o studio si muove molto e vuole collegarsi ad Internet trovandosi presso alberghi, biblioteche, parchi cittadini...) ma poco appetibili per l'utenza domestica fissa. (A questo punto sorge spontanea un'altra domanda: la promessa elettorale di dotare la biblioteca di una rete wireless -questa si' che sarebbe utile...- che fine ha fatto ?)

Poco appetibili per l'utenza domestica fissa in quanto esistono sul mercato (tutti noi ne vediamo le pubblicità in TV), fornitori di accesso ad Internet che con poche decine di euro (a volte anche meno) sono in grado di fornire servizi con funzionalità e caratteristiche anche migliori di quelle wireless proposte da ABM ICT. Per fare ciò utilizzano la tecnologia ADSL che sfrutta la linea telefonica che ognuno di noi ha già in casa. Senza contare che ora, anche gli operatori di telefonia mobile propongono accessi ad Internet veloce, semplicemente collegando dei piccoli apparati al proprio PC.

Fortunatamente Calusco non si trova nella situazione in cui si trovano alcuni comuni delle Valli Bergamasche, completamente isolati dal servizio ADSL, Calusco e' in buona parte coperta dal servizio ADSL, per estendere tale copertura la nostra Amministrazione dovrebbe farsi carico di un'azione di pressione verso Telecom Italia, affinchè venga aggiornata la centrale telefonica che serve Calusco.

Tale azione avrebbe il grosso vantaggio di dare al caluschese non attualmente raggiunto da ADSL la possibilità di scegliere quale offerta, tra le varie presenti sul mercato, e' quella di maggior gradimento per ognuno. Non ci risulta che sia interesse della nostra Amministrazione fare questa azione, visto che preferisce per lo sviluppo tecnologico del paese, puntare tutto su di un sistema che attualmente ha costi e funzionalità tecniche poco chiare, e sopratutto non dà al cittadino la possibilità di poter scegliere tra diverse offerte concorrenti tra di loro.

XXV Aprile 2008... E il fiorista depose tre corone di alloro
Di Sperandio Mangili

"È uno schifo, una vergogna…." Gira esterrefatto un arzillo VÉCIO dal cappello grigioverde grondante di medagliette. Gli si legge sul volto una rabbia inusuale; io, che non ho mai nascosto una certa indifferenza verso le Associazioni d'Arma, mi ritrovo a solidarizzare con questo uomo, che si vede negare la possibilità di deporre il suo omaggio ai "Fratelli", la cui memoria rappresenta il monito contro tutte le guerre.

La cronaca del XXV Aprile di Calusco d'Adda la si può condensare in questa semplice reazione che presumo abbia percorso il pensiero di molti, e fatto salvo l'intervento di alcuni alunni, il tutto andrebbe ricoperto da un velo pietoso.

Dalla futura sede della presidenza del consiglio di "palazzo Grazioli", giunge il grido di dolore del cavaliere in favore dei ragazzi di Salò. L'appello accorato ci ricorda che i morti sono tutti uguali, e che il tempo della riconciliazione deve entrare a far parte di questa Festa di primavera.
È risaputo che le tentazioni di riscrivere la storia con ogni probabilità entreranno a far parte del programma del futuro governo, chissà se questa riscrittura contemplerà il fatto, del tutto ignorato dalla storiografia scolastica e non, che il comandante militare della repubblica di Salò gen. Graziani, precorse i tempi del più famoso Himmler con i campi di sterminio in Libia (40 mila internati assassinati), nonché dell'organizzatore Heichmann in materia di deportazioni di massa, effettuate da Graziani sempre dalla Libia verso le isole Tremiti, costate decine di migliaia di vittime innocenti.

La maggior parte degli italiani ama trastullarsi in quel luogo comune che ci caratterizza: "Italiani brava gente", ignorando l'onta di quella storia celata sotto il tappeto di casa nostra; riscattarla, a mio avviso, significa impedire l'interruzione della memoria fra le generazioni, facendo luce anche su fatti che ci possono far male, neutralizzando così l'umus che favorisce l'insorgenza di regimi autoritari.
Certi personaggi d'oggigiorno, con troppa disinvoltura si presentano al popolo col doppiopetto in sostituzione dell'orbace.

I ragazzi di Salò, non furono i "compagnoni della terza C", che da un'osteria all'altra rallegravano le nottate a nord della Linea Gotica; sono stati i complici delle forze di occupazione nazista, rei nell'applicazione letterale delle leggi razziali del '38, che ebbero un ruolo determinante nella deportazione di migliaia di Italiani verso i campi di sterminio. Non è possibile definire guerra civile la guerra di Liberazione, quando sul versante opposto troviamo individui che poco o nulla hanno a che vedere con la Civiltà, avendo come presupposto l'eliminazione fisica di quanti essi ritenevano avversari politici.
Il XXV Aprile è e rimane una festa di "Liberazione", non la fine di una fantomatica guerra civile, tenendo sempre ben presente, che è costata la vita a trentaseimila Patrioti italiani.

Il Perdono può venire solo dalle Vittime che subirono quelle atrocità e dai loro famigliari, ma tentare di spostarne il significato vuol dire cancellarne la memoria, facendole assumere una valenza di rimozione, , ucciderli definitivamente decretando l'inutilità del loro sacrificio.

Le corone di alloro, (spostate nottetempo come il passo dei ladri), poste ai monumenti delle vittime di quel passato tanto presente nei nostri cuori, è la novità più amara che registriamo nella ricorrenza celebrata qui a Calusco, una scorciatoia maldestra nella direzione di una rimozione storica camuffata da riconciliazione; fortunatamente per quest'anno questo pericolo è stato scongiurato dagli studenti dell'Istituto Comprensivo di Calusco d'Adda, i quali hanno dato prova di una maggiore sensibilità rispetto alle nostre autorità leggendo brani tratti dalle "Lettere di condannati a morte della Resistenza".

Grazie ragazzi, voi rappresentate l'unico motivo per cui tanti Italiani hanno sacrificato la loro gioventù per la vostra libertà.

Memoria
Di Sperandio Mangili

A fine gennaio l'Italia celebrerà la giornata della memoria, ma per non dimenticare su quali tragedie il riscatto della nostra libertà trae origine, può bastare rispolverare il passato un giorno all'anno?
Queste giornate, infarcite di buone intenzioni, (veri e propri "sandwich" di commozione ed aneddoti) rischiano solo di mettere i conti in regola con l'obbligo imposto dalla legge istitutiva della giornata. "Perdere un po' di tempo" in faccende che si preferirebbe solo leggere in un polveroso saggio dimenticato in biblioteca, può risultare fastidioso oltre che compromettente.
Gli osservatori più attenti, indicano come la cronaca di oggi si presenti sempre più spesso contaminata dai vizi di quel passato, da quegli atteggiamenti ostili che la caratterizzano, verso le diversità rispetto alla cultura dominante, diversità che i Padri della nostra Repubblica hanno inteso tutelare, assurgendole a valori fondanti per la costruzione di una società che "ripudia la guerra" in ogni sua espressione: sia essa individuale che collettiva.
Fare i conti con quel passato, significa riconoscere i limiti del presente, e degli sforzi necessari per il loro superamento, rendendo così attuale il messaggio che ci giunge dalla storia.
Non possono bastare le buone intenzioni enunciate nei discorsi ufficiali, le scelte politiche sono quelle che contano, e le scelte politiche vanno in tutt'altra direzione, come quelle che intendono negare il diritto ai bimbi di immigrati irregolari la possibilità di iscriversi alle scuole materne.
Si preferiscono le scorciatoie, parlare alla "pancia" dell'elettorato produce consenso in una società stordita dagli slogan alla "life is now", dove la maggiore preoccupazione sembra essere quella di lasciarsi recintare da tariffe telefoniche in svendita.
"Life is now" letteralmente "la vita è adesso", un insulto alla realtà. Si ripresenta, a distanza di settant'anni, quella sintesi che racchiude in se lo spostamento dei bisogni primari, svuotando le parole dei loro significati semantici.
I messaggi passano senza turbare le coscienze, e quando questi si fanno largo in politica può accadere di tutto.
Epiloghi da notte dei cristalli, la dove un campo Rom viene dato alle fiamme, ma fatto assurgere dal mondo mediatico quale autodifesa, giustificata da assordanti silenzi da parte dei più, a loro volta fagocitati da individui prestati alla politica, che individuano nelle soluzioni sbrigative la loro scarsa propensione al pensiero.
Non ci si accorge di dare fiducia a quanti, di fronte ad un problema, optano per la sua rimozione, ed abituati come siamo ormai a delegare a costoro il timone della morale collettiva, diventiamo oggetti e soggetti di un passaggio culturale che Nietsche definiva "Sociodarwinismo", o selezione naturale dell'umanità, che il nazismo ha così bene interpretato.
"Vendere il tempo di cervello disponibile", così Lelay a Telefrance interpreta la funzione delle televisioni nella società moderna, rendendo in tutta la sua brutalità il concetto di cultura destinata a dominare le menti ed il mondo, e cioè il surplus del tempo eccedente il lavoro da coltivare in funzione di un mercato sempre più destinato alle futilità, a discapito dell'umanità.
Risulta ovvio che di fronte a questo progressivo inaridimento di valori, anche le migliori intenzioni e speranze riversate nelle Giornate della Memoria, siano destinate ai riflettori che durano l'arco di poche ore, che con sempre maggiore fastidio siamo chiamati a celebrare, cedendo spazi per l'ennesima volta alla ritualità.

Segnaliamo gli eventi organizzati:

Per quanto riguarda Calusco al momento non sappiamo nulla ed il sito istituzionale tace.
Dimenticati della memoria?

Calusco, un paese da terzo mondo ?!
Di Michela Viscardi

E' questa l'immagine che ne da il nostro vicesindaco, seconda autorità istituzionale del paese, nel suo articolo a pag. 11 del nuovo periodico comunale.
In esso ci ricorda che Calusco non è quell'isola felice che qualcuno (chi?) continua a decantare, ma un paese dove: "rapine, scippi, furti in appartamento, atti di vandalismo, spaccio di droga, danneggiamenti di proprietà pubbliche e private, spaccate, aggressioni, violazioni" sono all'ordine del giorno, insomma un concentrato di ogni possibile reato!
I nostri concittadini, che di questa tragica situazione non avevano colto tali tragici estremi, ringraziano riconoscenti, anche per la bella immagine che del nostro paese è stata data a tutta l'Isola.
Non male per liberare il lombardo spirito caluschese sinora soffocato!
Peccato per lui che subito dopo, nella pagina successiva, in una intervista rilasciata dal nostro Maresciallo dei carabinieri, quest'ultimo attesti che, per la verità, la maggior parte dei loro interventi: "è legata a dirimere dissidi tra privati cittadini per motivi di vicinato".
Sfortunata coincidenza per il nostro vicesindaco!
E comunque, che trovino un accordo, giacchè qualcuno è male informato o male intende informarci!
Tornando alle pesante situazione descritta, ringraziano tutte le agenzie e gli enti deputati alla sicurezza e al bene sociale:

  • ringraziano dunque i carabinieri, responsabili dell'ordine pubblico
  • ringraziano le tante associazioni di volontariato, impegnate a creare un clima di attenzione ed aiuto reciproco
  • ringrazia infine la passata Amministrazione che, pur non citata, dovrebbe essere quell'organismo "buonista" che avrebbe totalmente fallito.

Ma niente paura: su queste rovine stanno "arrivando i nostri" con tali rimedi che, ne siamo certi, la situazione sarà risanata nel giro di pochi mesi!

Trattasi come primo intervento del "nuovo progetto di videosorveglianza", che altro non è, se non la semplice (e inutile) sostituzione delle telecamere già esistenti (costo dell'operazione 200.000 euro).

Il secondo intervento consisterà nell'ingaggio di educatori di strada, che rincorrendo un gruppo di adolescenti problematici li riporterà sulla retta via, prima che sia irrimediabilmente tardi.

E per i furti, le aggressioni, gli scippi, le rapine, che si fa?
Ci restano sempre le ronde padane!!

Inaugurazione del Nuovo Centro Anziani
una Festa ... un Ricordo ... un Augurio
Di Fabio Colleoni

L' inaugurazione di un nuovo ambiente a disposizione dei cittadini non puo' che essere un momento di festa e di gioia per tutta la comunità.
Da caluschesi dobbiamo essere orgogliosi di questa struttura che ha come finalità l' aggregazione e la socializzazione tra gli anziani con l' opportunità di ulteriore ampliamento dei servizi offerti.

Ma quanti anni sono passati !
Guardando la struttura mi tornano alla mente tutti quei momenti e quelle persone che col loro impegno hanno stimolato la comunità e portato a questa realizzazione.
Dal Gruppo Caritativo , che quasi 30 anni fa ha aperto nell' Oratorio un piccolo spazio avviando alcune attività per gli anziani .
Poi il trasloco in ambienti comunali : prima in aule della scuola materna, poi in una struttura piu' confacente ma non di proprietà dell' Ente.
Siamo arrivati qui grazie all' impegni di diverse Amministrazioni, ma soprattutto a quello di tante persone che, convinte, hanno lavorato impegnandosi sempre in prima persona.
Molti erano già anziani ed oggi non possono gioire con noi . Altri sono anziani oggi.
Grazie a loro l 'Associazione Anziani ha preso forma e consistenza e la comunità ha capito che servono piu' strutture per gli anziani.
Non posso fare dei nomi , troppe sono le figure e le storie che vorrei raccontare : li ricordo tutti con affetto.
Vorrei che in questo giorno di festa potesse trovare spazio un pensiero per loro e che nel loro ricordo anche voi siate spronati ad un sempre maggiore impegno.

L' Associazione Anziani è cresciuta nelle difficoltà ed in spazi ridotti, ora gli ambienti permettono maggiori attività ed iniziative,ma per fare questo la partecipazione e l' impegno dovranno essere maggiori.

Auguri quindi , l' inaugurazione sia momento di ricordo , di sprone e di nuovi e sempre nuovi obiettivi per il bene vostro e della comunità caluschese.

Buon lavoro a tutti, e spero che questa struttura, oramai ritenuta indispensabile ( cosa che all' inizio non tutti pensavano ) sia da esempio affinchè a Calusco si prosegua nella realizzazione di nuovi spazi e servizi per la comunità.
Magari anche per altri cittadini e ... perchè non per i giovani ?

"Non Abbiate Paura"

Arrivano le nuove telecamere… per soli 210.000 Euro direttamente dal bilancio comunale.
(Storia di una discussione, che comunque non c'è mai stata)

di Paride Mantecca, consigliere di minoranza

A: Ciao, come stai?
C: Videosorvegliato!
A: Beh, però stai bene!?
C: La salute regge, ma sono arrabbiato, nervoso, preoccupato…
A: e che sarà mai…
C: l'amministrazione comunale spenderà 210.000 Euro per un nuovo sistema di videosorveglianza.
A: Certo, è giusto, siamo pieni di delinquenti: ladri, stupratori, baby gang… extracomunitari, albanesi, marocchini, zingari.
C: Tu dici? Non credevo…
A: credimi, bisogna fare qualcosa, se no qui fra un po' non saremo più padroni in casa nostra, i musulmani che ci invadono e mandano in giro le nostre donne con il burca, zingari che rubano impunemente nelle nostre case.
C: Sì, qualche fatto spiacevole è successo anche a Calusco, ma credevo che il mio paese fosse abbastanza sicuro, posso passeggiare tranquillamente di giorno e anche di sera, piuttosto è difficile incontrare gente quando si esce la sera…
A: per forza, la gente ha PAURA di uscire, si incontrano solo marocchini e bande di giovinastri… non sai mai cosa ti può succedere.
C: Ma se andiamo avanti così vivremo sempre di paure, avremo sempre la sensazione che…, insomma non è possibile… Sarebbe meglio se provassimo ad avere un po' più di fiducia, se ci riappropriassimo dei luoghi, se uscissimo comunque dalle nostre case per incontrare gente e non solo per andare al centro commerciale.
A: Tante belle parole, ma intanto qualcosa bisogna fare!
C: E allora spendiamo 210.000 Euro dei nostri soldi per cercare i colpevoli di reati che ancora non ci sono? O magari per beccare chi ha fatto una scritta sui muri… mi sembra denaro sprecato… certo, le videocamere hanno un significato anche dissuasivo, ma allora non erano sufficienti quelle che già c'erano? Potevo concederti anche di metterne 2 o 3 in più, ma 210.000 Euro!
A: Per la sicurezza della mia famiglia spenderei non solo questi soldi, ma molti di più, si deve fare tutto quello che si può.
C: Allora cosa facciamo? Organizziamo anche le ronde di cittadini armati di bastoni e dotiamo i vigili di pistola di ordinanza e mitraglietta?
A: !!!
C: ??? Sei proprio disarmante A. Rimango dell'idea che questi soldi avrebbero potuto essere spesi meglio, e poi qualche giorno fa mi avevi detto che il bilancio del comune era un disastro…, non capisco, allora i soldi ci sono.
A: Abbiamo trovato solo debiti e buchi nel bilancio, ma per la sicurezza i soldi si devono trovare!
C: Con molti meno soldi avremmo potuto cominciare a fare delle politiche sociali rivolte alle fasce deboli da cui eventualmente possono generarsi fenomeni di delinquenza, e solo una volta che queste fossero fallite, e i problemi di sicurezza aumentati, investire su tecnologie dissuasive, ma solo negli anni successivi…
A: …
S: Basta, non perdiamo più tempo in discussioni inutili, ognuno ha le sue idee e qui decido io. Telecamere per 210.000 Euro!

(A: amministratore di Per Calusco; C: cittadino governato; S: sindaco)

Centro Prelievi a Calusco: l'amministrazione cosa fa?
Di Rinaldo Colleoni, ex Sindaco di Calusco D'Adda

Apprendiamo in questi giorni che la Clinica Gavazzeni, sorteggiata per Decreto Regionale 4287/2007 ad aprire il Centro Prelievi a Calusco, vi ha rinunciato.

La questione ritorna così alla Regione che riaprirà la procedura per un nuovo bando di concorso con relativo sorteggio: L'esito a favore del nostro paese ritorna di nuovo in alto mare.

E' così la seconda volta ormai che subiamo dalle istituzioni sanitarie la doccia fredda della sconfessione dopo che sembrava acquisita la certezza dell'attuazione. Esprimo tutto il mio più cocente rammarico: un'altra volta tanti sforzi vanificati!

La causa di fondo, ormai è evidente, non sta tanto in singoli organismi, quanto in un sistema, quello regionale, che consente agli affidatari di un servizio di questa importanza di spostarlo dove vuole secondo i propri interessi e non secondo un'equa distribuzione sul territorio per rispondere alle sacrosante esigenze dei cittadini, di tutti i cittadini.
Non solo, sempre questo sistema, non rimedia nemmeno quando ha le possibilità di farlo giacchè, invece di rassegnare al nostro paese il maltolto, lo pone a sorteggio cosicché del "nostro" Centro Prelievi potrà beneficiare qualsiasi altro Comune della provincia.

Cosa si può fare ora? Certamente non bisogna arrendersi. Anche se la procedura del sorteggio sembra ormai riavviata in Regione, è necessario che la nuova Amministrazione Comunale ricontatti tempestivamente i sindaci dei 6 Comuni limitrofi e le organizzazioni Sindacali Provinciali e locali al fine di individuare e rilanciare nuove iniziative. Tra queste: una decisa e adeguata denuncia sui giornali, la richiesta di un immediato incontro col Direttore Generale dell'ASL di Bergamo ed infine un'ormai indilazionabile confronto con le autorità regionali interessate.

Le tappe principali di una storia assurda e dell'impegno triennale dell'amministrazione comunale per porvi rimedio:

8/5/2004
L'azienda Biomedicals chiude il proprio Centro Prelievi a Calusco per trasferirlo a Brembate Sopra a pochi chilometri dal Centro Prelievi del Policlinico di Ponte S.Pietro.

Da questo momento cominciano lunghi e vani contatti del Sindaco (Rinaldo Colleoni) con gli Ospedali di Treviglio, Ponte S.Pietro, Merate e S.Giovanni Bianco per riportare a Calusco il Centro Prelievi.

21/9/2005
Riunione presso l'ASL di Bergamo, sollecitata dal Sindaco di Calusco, per esaminare la situazione e individuare possibili rimedi. Vi partecipano il Direttore dell'ASL, sette sindaci dei Comuni interessati e le Organizzazioni sindacali provinciali e locali.

3/1/2006
A fronte della chiusura del Centro Prelievi degli Ospedali Riuniti di Bergamo, la nostra ASL provinciale chiede alla Regione di poterlo spostare a Calusco gestito dal Policlinico di Ponte S.Pietro.

5/4/2006
Con la Delibera di Giunta Regionale n.2310, ottenuta grazie all'interessamento del Dott. Caffi, già Sindaco di Clusone, segretario dell'allora Assessore Regionale alla Sanità Cè, sembrava che la questione fosse finalmente risolta.

25/5/2006
Incontro presso l'ASL di Bergamo con i massimi dirigenti dell'ASL stessa e del Policlinico di Ponte S.Pietro. Viene confermata l'attuabilità del Centro Prelievi a Calusco e si organizzano gli interventi necessari al nostro Poliambulatorio di Via Locatelli perché il centro diventi presto operativo.

27/7/2006
In attesa del necessario Decreto Regionale attuativo della sopraccitata DGR n.2310, l'ASL di Bergamo chiede ufficialmente alla Regione di destinare il dismesso Centro prelievi degli OO.RR. di Bergamo a Calusco con la gestione del policlinico di Ponte San Pietro.
Nel frattempo si organizzano i lavori di ristrutturazione nel dismesso Centro Dialisi del Poliambulatorio di Calusco.

13/9/2006
L'ASL invia all'Amministrazione Comunale l'atteso Decreto Regionale Attuativo n.8466 del 21/07/2006. Sconfessando ogni attesa, si definisce che il nuovo Centro Prelievi sarà assegnato attraverso un bando di concorso ed un successivo sorteggio tra tutti gli Enti che intenderanno partecipare.
Dunque, se non sarà sorteggiata la Clinica di ponte S.Pietro, il "nostro" Centro Prelievi potrebbe migrare in qualsiasi altro comune della Bergamasca. In questo modo, dopo aver consentito alla Biomedicals di abbandonare Calusco senza alcun preavviso, la Regione Lombardia ha fatto al nostro paese ed al circondario di ben 25.000 utenti interessati un altro "bel regalo".

26/4/2007
Con il Decreto Regionale n. 4287, la Regione comunica che è stata sorteggiata la Clinica Gavazzeni di Bergamo per l'esercizio di un punto prelievi esterno nella struttura di Calusco d'Adda.

17/5/2007
Fax dell'ASL di Bergamo in cui si comunica che, a fronte del sopraccitato Decreto n. 4287, testuali parole, "il Centro Prelievi potrà essere operativo entro il prossimo mese di settembre". Per la seconda volta la questione sembra finalmente risolta!

22/5/2007
Il Sindaco convoca una conferenza stampa con i giornalisti de "L'Eco di Bergamo" e "Il giornale di Merate"per rendere pubblica la notizia tanto attesa da tutti. Viene inoltre inviata ai Sindaci dei Comuni limitrofi una lettera informativa.

13/7/2007
La Clinica Gavazzeni comunica l'impossibilità di iniziare l'attività prevista. Di conseguenza sarà riattivata la procedura del già citato Decreto Regionale n. 8466 del 21/7/2006 (bando di concorso con sorteggio) per individuare un altro organismo che soggetto che potràaprire un nuovo Punto Prelievi (dove?).
Siamo stati così buggerati un'altra volta quando ormai tutto sembrava finalmente concluso!


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