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Chi rompe paga, anzi no, ci guadagna
Cava abusiva del Rivalotto: parte il ripristino ambientale…ma responsabili fanno affari.

Dopo mesi di silenzio, nel passato mese di gennaio abbiamo chiesto notizie all’amministrazione riguardo la vicenda della cava abusiva in località Rivalotto. Gli sviluppi ci sono stati, ma prima ripercorriamo brevemente la vicenda:
In zona cascina Rivalotto per anni si è protratta un attività di cava abusiva e dopo un lungo contenzioso la precedente amministrazione era riuscita ad ottenere un piano di recupero dell’area. Il piano nel frattempo ha avuto il parere positivo del parco e del Comune di Calusco, ma ha stentato a partire perché, nel 2008, anche per mezzo di un’interrogazione di Lineacomune, erano stato segnalati rifiuti abbandonati nell’area. ARPA Bergamo (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) ha chiesto un piano di indagini che è stato eseguito dopo lo sgombero dei rifiuti ed ha verificato la non contaminazione del terreno. Il Piano di ripristino era così pronto a partire. Abbiamo appreso dal numero di dicembre 2008 di Calosch, che il parco aveva ottenuto un indennizzo di circa 40.000 €.
E il nostro comune?
Nell’articolo scritto dal Consigliere di maggioranza (nonché membro del Consiglio Direttivo del Parco Adda Nord) Locatelli non si faceva cenno ad alcun indennizzo ambientale per Calusco.
Abbiamo chiesto notizie con un’interrogazione datata gennaio 2009 e l’amministrazione ci ha risposto solo 5 mesi dopo nel Consiglio comunale del 18 Maggio.
Partiamo con la buona notizia: Anche il nostro comune ha ottenuto un indennizzo (vogliamo sperare che le trattative fossero già in corso e non che i nostri amministratori si siano mossi in seguito alla nostra interrogazione) e quest’indennizzo ammonta a 180.000 € in lavori stradali.
Beh, 180.000 euro non arrivano tutti i giorni e dovremmo esserne felici. Due sono però gli aspetti che ci devono far riflettere:
Il primo è squisitamente ambientale: introiti derivanti da un danno ambientale dovrebbero essere spesi per migliorare l’ambiente restituendo ciò che si è tolto e non per lavori stradali la cui esecuzione compete comunque al Comune.

Il secondo è di carattere economico: abbiamo fatto i conti e scoperto una cosa interessante:
non dobbiamo dare per scontato che l’impresa Locatelli paghi per comprare il terreno con cui riparare al danno. Infatti la situazione del mercato attuale vede gli operatori che effettuano scavi dover pagare (e non più vendere come succedeva fino a poco tempo fa) chi è proprietario di un area dove è possibile effettuare riempimenti. In parole povere l’impresa Locatelli viene pagata per prendere terreno con cui effettuare il ripristino!
I prezzi di mercato parlano di circa 5 € per ogni metro cubo (approssimiamo per difetto). Se moltiplichiamo quindi per i circa 160.000 mc previsti otteniamo un introito di circa 800.000 euro. Di questi 180.000 verranno versati al Comune. Quindi chi ha tratto profitto con un attività di estrazione abusiva provocando un danno, ora trae profitto anche riparando al danno!
E secondo voi gli amministratori hanno dichiarato questa cosa in risposta all’interrogazione? No. Prima l’Assessore Cocchi (che oltretutto lavora nel settore) ha negato, in seguito alle nostre insistenza con cifre alla mano è stato poi l’assessore ai lavori pubblici Bonacina che si è dimostrato ben più sincero ammettendo che l’impresa traeva un profitto e giustificando la cosa come “ma almeno riparano al danno e non lasciano l’area deturpata”.
Noi non possiamo che biasimare quella che appare come l’ennesimo compromesso al ribasso di quest’amministrazione la cui principale preoccupazione sembra quella di far cassa senza farsi troppi problemi.
Si tratta di questioni legate anche alla semplice e basilare equa giustizia. Può essere equo che chi fa un danno anziché dover risarcire i danni ottiene un guadagno? Operazioni di questo tipo dovrebbero servire a monito ed essere d’esempio per altri casi simili, ma anziché disincentivare l’abuso qui lo si premia e concedendo un’ulteriore possibilità di far grandi affari a chi ha prima lavorato senza osservare alcuna regola.
Speriamo, se non altro, che il lavoro di ripristino sia fatto a regola d’arte e che i conferimenti siano effettivamente di terreno proveniente da altri scavi e non di materiale considerabile “rifiuto”. In Consiglio Comunale ci è stato assicurato massimo rigore nei controlli, noi faremo comunque la nostra parte tenendo la situazione sott’occhio come avvenuto fino ad oggi.

Oltre la Processionaria del pino: il nulla
L’amministrazione non muove un dito sulle tematiche ambientali, o forse la sua politica è proprio questa: lavarsene la mani.
Di Andrea Colleoni

Nonostante le continue sollecitazioni da parte di Lineacomune, i nostri amministratori continuano considerare le tematiche ambientali (intese in senso piuttosto lato) come un optional di cui si può fare a meno. Il guaio è che pensano che sono convinti cha anche i cittadini siano completamente disinteressati a sapere. Arrivo a questa conclusione non per fare un’inutile polemica basata sul nulla ma rileggendomi i numeri di Calosch pubblicati fino ad oggi.
n.0 – corretto utilizzo dei cestini portarifiuti;
n.1 – Lotta obbligatoria alla processionaria del pino;
n.2 – nulla (ma proprio nulla)
n.3 – L’assessore segnala che Calusco è fra i comuni più ricicloni (e lo è da più di 10 anni) e ricorda di non abbandonare i rifiuti in strada.
Tutto qui? Si, tutto qui. Inutile dire che in consiglio comunale si parla di argomenti ambientali sono in caso di nostra interrogazione altrimenti anche lì….il vuoto.

E pensare che la sensibilità dei caluschesi e dei loro amministratori dovrebbe essere anche superiore alla media vista la presenza di importanti attività produttive (Italcementi su tutte visto che da sola occupa un terzo del territorio comunale), cave, ma anche di un Parco Regionale e del più grande Parco Locale di Interesse Sovraccomunale presente in Lombardia e potrei continuare ancora.

Inoltre è presente un “termometro” dello stato dell’aria che respiriamo: una modernissima centralina ARPA (ottenuta dalla passata amministrazione a spese di Italcementi) che misura in continuo la qualità dell’aria. I dati sono disponibili giornalmente su internet (non ci vorrebbe molto a inserire il grafico anche sul sito del comune) e non bisogna esser tecnici per capire cosa respiriamo visto che oltre al valore c’è anche un colore: blu se stiamo nei limiti e arancio se li superiamo.
Qualcuno guarda come è l’aria che respiriamo? Provate a chiederlo ai nostri amministratori, ma vi avviso…non sperate in una risposta anche se una risposta dovrebbe esserci e non sono sul piano politico ma anche sul piano pratico. Dire che l’aria è inquinata non basta, sarebbe bene sapere il perché e magari proporre qualcosa. Sono conscio che un singolo comune non può risolvere il problema, ma ciò non vuol dire che non può far nulla. Facciamo un esempio (in modo che non si dica che l’opposizione non è costruttiva e pensa solo a criticare): la nostra aria è inquinata soprattutto di PM10, le famigerate polveri sottili. Queste non dipendono tanto dalle emissioni industriali quanto dal traffico e dalle caldaie tant’è che appena si accende il riscaldamento il valore si impenna oltre i limiti (a meno che piova). Non mi si dica che il comune non può far nulla:

  • per il traffico si potrebbe insistere affinché Italcementi usi il treno anziché i camion, nonché spingere seriamente per la tangenziale sud che sposterebbe il traffico per lo meno dal centro cittadino.
  • per le caldaie si potrebbe, con l’occasione del nuovo Piano di Governo del Territorio, introdurre un regolamento edilizio che favorisca le costruzioni più efficienti (l’incentivo di stato, sempre che rimanga qualcosa, si limita alle ristrutturazioni).

La qualità dell’aria è solo uno degli aspetti ambientali che ci riguardano tutti in prima persona, ma gli argomenti su cui vorremmo che gli amministratori parlassero ai cittadini sono molteplici e, sinceramente, un po’ più importanti della “processionaria del pino”.

Italcementi: Spiace che le uniche informazioni arrivano da Lineacomune. Perché la maggioranza non vuole spiegare come procede (a rilento) il tavolo tecnico sulla sperimentazione dell’uso di combustibile da rifiuti in cementeria? Perché si è passati da riunioni convocate quasi mensilmente dall’ex sindaco a riunioni ogni sei mesi e solo su forte sollecitazione dei Comuni vicini senza oltretutto fare passi avanti?
Esiste un accordo sulla realizzazione di un parcheggio e una pista ciclabile fra Vanzone e Montello (tutto a spese di Italcementi), perché l’amministrazione non lo fa rispettare?
Qual è la politica che si intende portare avanti nei confronti di Italcementi?

Cave dell’isola: se non era per l’informazione fatta da Lineacomune a Calusco sarebbe passato sotto silenzio l’abuso che la lobby dei cavatori stava compiendo con il nuovo piano cave. Una dura battaglia vinta in cui Lineacomune ha affiancato il vicino Comune di Solza, anch’egli interessato anche se in misura minore rispetto a Calusco. Nonostante la nostra proposta di collaborare tutti insieme per un obiettivo comune dalla maggioranza non è venuta nemmeno risposta. E nemmeno si è saputo nulla della vittoria ottenuta. Strano. Che forse parlare di Cave dell’Isola dia fastidio a qualche amico dell’amministrazione?

Cava abusiva e rifiuti: in zona cascina Rivalotto abbiamo segnalato la presenza di rifiuti nella zona già oggetto di attività abusiva di cava. Il piano di ripristino previsto è stato fermato e Arpa ha effettuato controlli. Ne avete sentito parlare? E questi controlli che esiti hanno dato?

Territorio: Il via al Piano di intervento “il Triangolo” che porterà un palazzone di 15 piani (45m) a Calusco rappresenta un pericoloso precedente in quanto le regole del piano regolatore sono state calpestate grazie ad abbondanti (abbondanti?) compensazioni economiche. Quale futuro ci attende con il nuovo Piano di Governo del Territorio? Ci attende e un’piano fatto di regole o solo di consigli aggiustabili in funzione delle compensazioni che il privato è in grado di dare? In consiglio Comunale ho parlato di “possibile mercato delle vacche”…il sindaco ha candidamente ammesso che è disposto a passare sopra qualsiasi piano costruito a tavolino e lontano dalla gente se ciò che il privato vuole fare da lustro a Calusco. Ma chi definisce cosa porta “prestigio” a Calusco? Le compensazioni economiche? E soprattutto...siccome chi costruisce il PGT è in primis la giunta… costruirlo “vicino o lontano dalla gente” dipende soprattutto da loro? Certo, sarebbe necessario interpellare i cittadini, ma nessuno lo ha fatto come invece previsto nella redazione del PGT.
Non parliamo del traffico che si innescherà, per lo meno finchè non sarà realizzata la tangenziale sud (qualcosa si muove? Anche qui tutto tace), una volta che tutta l’area commerciale sarà completata,

Parco Adda Nord: Abbiamo un consigliere comunale di maggioranza (Roberto Locatelli) inserito nel consiglio del Parco. Perché ogni tanto non gli viene dato spazio anche semplicemente su “Calosch” per raccontarci il tira e molla di terreni prima concessi e poi ritirati all'interno del Parco? A dire il vero un articolo c’è ed è dello stesso Locatelli, ma ci racconta (nel primo numero del 2007) della sua elezione nonché la storia del parco. DI ciò che è avvenuto fino ad oggi nulla.

PLIS: Questo sconosciuto. Parte del territorio di Calusco fa parte del Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Bedesco e del Monte Canto frutto di un grande accordo della passata amministrazione con i comuni limitrofi. Le potenzialità sono molte, ma il parco vive degli indirizzi della politica. Cosa sta portando avanti il nostro comune? Lo farà vivere oppure tenderà ad affossarlo non facendolo procedere e dicendo poi che è uno spreco di risorse?

Insomma, di argomenti da affrontare ce ne sono parecchi e forse in qualche caso i nostri amministratori qualcosa fanno, ma perché non parlarne? Che la processionaria del pino sia la cosa più interessante per i cittadini?
Che la maggioranza si esprima e ci informi perché viste le grosse lacune mostrate fin ora cominciamo a chiederci a cosa serva avere un’assessorato all’ambiente se poi l’ambiente non interessa

Sempre più in ALTOOOOOO!!!!!!
Di Andrea Colleoni

Chi ancora non lo sapesse si prepari: presto anche Calusco avrà il suo grattacielo.
La sua costruzione avverrà all’interno del Piano integrato di intervento denominato “il triangolo” intendendo con ciò il terreno di forma per l’appunto triangolare che di trova fra Via Marconi e Via Vitt. Emanuele, all’incirca all’altezza del concessionario Ghinzani.

Innanzi tutto, di cosa si tratta? Diamo uno sguardo ai progetti.
Tre sono le strutture previste:

  • un supermercato (ne mancavano proprio a Calusco)
  • un edificio che ospiterà piccole attività commerciali
  • un edificio di 45m (15 piani) con funzione di centro direzionale e alberghiero (di un “certo livello” ci ha assicurato l’assessore Cocchi).

Bene, ma queste previsioni rispettano le regole previste dal PRG? Si e no.
Spieghiamoci meglio: su quest’area (così come altre a Calusco) è possibile costruire attraverso un Piano Integrato di Intervento che ruota attorno ad una convenzione da stipulare con l’Amministrazione. In questo caso la convezione che si vuole portare avanti prevede alcune deroghe al Piano regolatore e come queste vengano compensate (i maligni userebbero “ricompensate” ma noi non lo faremo). Alcune di queste possono essere accettabili, altre rasentano lo scandalo.
Ok, quali deroghe vengono concesse al costruttore? Alcune sono per lo più ininfluenti e dettate da esigenze tecniche (ad esempio lo spostamento da un lato all’altro della pista ciclabile prevista) altre possono essere anche condivisibili come l’eliminazione della destinazione mista “residenziale - commerciale” in favore della sola destinazione “commerciale” (essendo esattamente di fronte ad Italcementi in effetti non è il posto migliore per vivere). Altre deroghe invece riguardano gli indici di edificabilità: la superficie massima edificabile viene incrementata del 30% e l’altezza quasi quadruplicata (il PRG prevede un’altezza massima di 12,5 m). Insomma, un po’ il sogno di ogni costruttore. Immaginate dove vengono poi concentrate queste deroghe edificatorie? Bravi, esattamente sul nostro futuro “grattacielo” che potrà contare su ben 1.600 mq in più.
Chiaramente a fronte delle deroghe concesse la convenzione prevede anche delle compensazioni: alcune direttamente in forma economica, altre in forma di realizzazione di opere. Non entriamo nel dettaglio, ma il grosso di queste compensazioni è costituito da 200.000 euro da dedicare al rifacimento della pavimentazione del centro e di altri 200.000 euro che il costruttore depositerà seduta stante alla firma dell’accordo ma che non hanno ancora un destino predefinito.
Vi risparmiamo il resto dei dettagli che rendono ancora più corpose le compensazioni. Non discuteremo nemmeno sulla congruità di tali esborsi, ma crediamo che ognuno abbia fatto i suoi conti: l’immobiliare costruttrice sicuramente, speriamo anche la nostra Amministrazione.

Insomma, per chi ha letto fin qua a prima vista potrebbe trattarsi di un affarone sia per il costruttore che per il pubblico interesse: 400.000 euro ed il resto delle opere a carico del proponente non ci sembrano affatto pochi e ingolosirebbero chiunque. Soprattutto gli amministratori miopi che guardano a tirare a campare oggi senza un vero progetto per il domani.

Perché, starete pensando, Lineacomune non accetterebbe tutti quei soldi? Ebbene, no.
Anche qui, spieghiamoci.
Se applichiamo lo stesso metro di misura a tutti i cittadini cosa succederà?
Anzitutto i proprietari degli altri terreni che possono essere soggetti ad un Piano Integrato di Intervento, subito seguiti da tutti gli altri, cercheranno di realizzare il loro “sogno” : edificare il più possibile per massimizzare la rendita del terreno. Per questo chiederanno anch’essi deroghe alle superfici ed alle altezze. A questo punto l’amministrazione cosa farà? Tratterà tutti allo stesso modo oppure comincerà a fare delle disparità? E in termini di compensazioni? Avremo un metodo uguale per tutti oppure “più uguale” per qualcuno? E se qualcuno non può compensare adeguatamente non avrà deroghe?
Il punto è proprio questo. Con queste concessioni si creerà un precedente, tutti chiederanno di poter costruire di più e i nostri Amministratori si troveranno a dover accontentare tutti o a dover creare disparità fra cittadini, magari concedendo a chi può sborsare di più e non a chi non può.

Sia ben chiaro, chiedere è lecito. Ognuno può chiedere ciò che vuole e cercare di portare avanti i propri interessi. Il compito “difficile” è quello dell’amministrazione.
Già, ma quali sono i compiti di un amministrazione lungimirante? Fare affari con i propri concittadini, incassare ed ingrassare le casse comunali senza obiettivi oppure governare lo sviluppo equilibrato del proprio territorio secondo criteri di uguaglianza fra i cittadini?

A nostro modo di vedere questo è il primo passo verso il malgoverno del territorio dove lo sviluppo non è deciso dagli amministratori ma dai costruttori e dalle loro esigenze. Badate bene, i nostri amministratori non si sono inventati nulla, questa politica è già stata applicata in alcuni paesi anche molto vicini dove è avvenuta un’edificazione più o meno selvaggia ed i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Queste sono le questioni fondamentali che ci inducono a non appoggiare il progetto proposto.
Molto si potrebbe discutere poi sul progetto stesso, sull’esigenza di un nuovo supermercato, sulla necessità di edifici così alti (e non per questioni tecniche come avvenuto invece per Italcementi), sul aumento di traffico, etc etc, ma anche sulle modalità sbrigative e frettolose con le quali la maggioranza ci ha sottoposto il progetto per l’adozione in consiglio comunale (pretendendo una risposta favorevole dopo averci fornito il tutto venerdì 5 agosto in vista del Consiglio di Lunedì 8).

Per ora non ci dilungheremo, ne riparleremo sicuramente in un prossimo articolo.

In ogni caso il progetto non è ancora approvato definitivamente, infatti, come previsto dalla legge, tutti i cittadini possono presentare “osservazioni”. Il termine fissato è il 18 settembre, per avere ulteriori informazioni o approfondire la discussione vi invitiamo a contattarci.

Italcementi
Di Andrea Colleoni

Come molti sanno dal 2007 Italcementi sta sperimentando l'utilizzo del CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) che sostituisce, in parte, il tradizionale carbone per alimentare il forno. Sebbene l'autorizzazione sia per 30.000 tonnellate all'anno, è in vigore un protocollo di sperimentazione che prevede di arrivare alla massima potenzialità gradualmente e solo dopo il via libera di un Osservatorio a cui partecipano tutti i comuni limitrofi.
La prima fase con l'impiego di 8.000 tonnellate all'anno si è ormai conclusa e sono arrivati i primi risultati delle analisi delle emissioni in atmosfera effettuate sia da ARPA che da un laboratorio scelto dall'Osservatorio. Questi dati mostrano che i valori dei contaminanti non hanno superato le soglie di legge e, condizione essenziale per poter incrementare la quantità di CDR utilizzabile, non si riscontrano differenze significative rispetto all'impiego del solo carbone.

Il 7 Aprile si è tenuta una riunione dell'osservatorio che ha deliberato il passaggio alla seconda fase. Nella stessa sede si è ricominciato a discutere delle compensazioni ambientali e delle richieste che i comuni (con Calusco in testa) avevano fatto a suo tempo. Una delle questioni principali era il trasporto su ferrovia delle 80.000 ton/anno di Carbon Coke, il combustibile tradizionale di Italcementi. Se si riuscisse a trasportare l'intera quantità su ferrovia ci sarebbe un risparmio di ben 3.000 camion all'anno che non riguarda solo il territorio caluschese visto che il coke viene trasportato dal porto di Genova. Purtroppo la situazione non si è sbloccata per difficoltà nei rapporti con le Ferrovie ed a questo punto il sindaco di Solza ha proposto di far fronte comune e provare, insieme ad Italcementi, a spingere perché si trovi un accordo con le Ferrovie. Italcementi e tutti gli altri sindaci presenti si sono detti d'accordo tranne uno. Indovinate chi? Indovinate chi ha sostenuto che la mancanza di infrastrutture non è imputabile ad Italcementi e che dovremmo rinunciare a spingere Italcementi verso questa proposta? Inutile dire che la presa di posizione ha lasciato sbigottiti tutti. Il prossimo passo è una riunione dell'osservatorio senza Italcementi per decidere la linea da tenere. Chi ha la responsabilità di tirare le fila è proprio il nostro Sindaco. Dobbiamo preoccuparci? Ed inoltre…che informazione è stata data ai cittadini riguardo la sperimentazione ed i suoi esiti? Siccome è andata (per il momento) bene non è necessario comunicarlo? Come è che in un anno di amministrazione mai si è comunicato qualcosa riguardo ad Italcementi? Disinteresse, disinformazione o semplicemente si cercano accordi al ribasso?

Area Locatelli
Di Andrea Colleoni

Vicino alla cascina Rivalotto, all'interno del Parco Adda Nord ed in prossimità della cava dell'Isola, si trova una porzione dove la ditta Locatelli ha svolto attività ritenuta illecita; ciò e confortato da verbali di segnalazione effettuati dai Vigili nonché dalle Guardie Ecologiche. Recentemente l'azienda in questione ha presentato un piano di ripristino dell'area suddetta. Tale piano prevede il riempimento dell'escavato con materiali idonei. Ad oggi non ci è stato possibile prendere visione di tale piano. Abbiamo presentato al Sindaco e all'Assessore competente un interrogazione sull'argomento senza ottenere risposta alcuna. Le nostre preoccupazioni riguardano le tipologie di materiali che verranno impiegati per il ripristino. Dal momento che su quest'area insiste uno stoccaggio di materiali da demolizione, non vorremmo che questi venissero impiegati a scopo riempitivo in mancanza di adeguate certificazioni di idoneità.
Dal momento che l'informazione è piuttosto carente, riteniamo preoccupante una gestione superficiale del problema, facendo trovare le cittadinanza di fronte a fatti compiuti che potrebbero implicare conseguenze di carattere penale derivante da un potenziale guadagno conseguente allo smaltimento.

Cave dell'Isola
Di Andrea Colleoni

Lineacomune ha appoggiato la campagna lanciata dal Comune di Solza per il rispetto dei patti già stabiliti fra comuni ed i cavatori che prevedevano quantità, aree e termine dei lavori di ripristino ben definiti. I patti prevedevano inoltre la cessione a titolo gratuito della proprietà delle aree ai comuni interessati (Medolago, Solza e Calusco). Anche grazie a questa nostra (e delle centinaia di firmatari dell'appello) piccola azione il piano cave che calpestava i patti è stato bloccato e rimandato alla commissione regionale che dovrà motivare singolarmente tutte le modifiche che vuole apportare.
Ci chiediamo quali motivazioni potrà trovare per andare contro patti già sottoscritti oltre che dalla Provincia di Bergamo, anche dai cavatori stessi. Attendiamo e con noi attende la nostra amministrazione che non ha mosso un dito fin ora.
Sempre a questo proposito abbiamo notato la presenza in alcuni locali della zona un opuscolo lasciato dai cavatori per ricordarci quanti soldi hanno versato ai comuni e quante opere sono state realizzate grazie a loro. Non lo mettiamo in dubbio, ma ciò non significa che: "siccome pago", essi non si sentano autorizzati a fare ciò che vogliano. I patti sottoscritti tra le parti esistono, ora si tratta di farli rispettare!

Cave dell'Isola - Gli accordi calpestati dagli interessi
Di Andrea Colleoni

A Calusco non esiste solamente la cava Italcementi (Monte Giglio) ma, nella zona sud, al confine con Solza e Medolago, esiste un'ulteriore porzione di territorio che viene scavata da ormai oltre 30 anni. Questa zona è più nota come cava dell'Adda e molti nostri concittadini pensano sia una cava nel territorio di Medolago, in realtà essa ricade anche sul territorio di Solza e su quello di Calusco. Per farci un'idea della dimensione dell'area nel nostro territorio basti pensare che essa è ampia come una contrada Caluschese.
Dopo oltre trent'anni di attività sono stati estratti oltre 20 milioni di metri cubi di sabbia e ghiaia (non ci sono eguali nella Bergamasca!) nel 1999 si giungeva ad un' accordo di programma sottoscritto dai tre Comuni interessati e dai Cavatori, che prevedeva sostanzialmente tre importanti punti:

  • Certezza delle quantità da scavare e del termine dei lavori di scavo (inizialmente il 2006, poi spostato di comune accordo al 2007);
  • Ripristino ambientale e cessazione definitiva dell'attività al 31.12.2010;
  • Cessione finale gratuita delle aree scavate e non scavate e ripristinate a favore dei Comuni: entro il 2005 la nuda proprietà ed entro il 31.12.2010 la cessione definitiva.
L'area è ricompresa all'interno del Parco Adda Nord, perciò era già stata definita anche la futura destinazione dell'area, prevedendo la costituzione di un'area verde fruibile dai cittadini.

Questo accordo, nonostante alcune modifiche intervenute nel 2003 che hanno leggermente spostato alcuni termini senza cambiare la sostanza, era stato approvato ed incluso nel Piano Cave proposto dalla Provincia di Bergamo, confermato in prima battuta dalla giunta Regionale e poi stravolto dalla Commissione Ambiente della Regione nel luglio del 2007.
A sorpresa la Commissione Regionale ha infatti deciso di concedere ai Cavatori:

  • aumento della quantità di materiali escavabili;
  • ampliamento dell'area di scavo (sul territorio di Calusco e forse Solza);
  • eliminazione del termine del 2010 senza fissare ulteriori termini;
  • eliminazione dell'impegno a cedere subito e gratuitamente la nuda proprietà delle aree non cavate.

In questo modo viene calpestato l'accordo sottoscritto dai Comuni e dai cavatori stessi!!!!!
Oltre alla nostra situazione, il nuovo piano cave stravolge completamente quanto proposto dalla Provincia di Bergamo (che invece prevedeva il rispetto degli accordi) tant'è che anche il presidente della Provincia (della stessa parte politica dell'assessore all'ambiente in Regione Lombardia!) ha scritto una lettera prendendo posizione per il rispetto degli accordi già presi.
Come è possibile ciò? E' evidente che la questione "cave" smuove grossi interessi.

Ricapitolando, Provincia di Bergamo, Parco Adda Nord e molti Comuni si sono schierati contro l'approvazione di questo Piano Cave; nel nostro caso specifico è il Comune di Solza quello che sta prendendo l'iniziativa attraverso una raccolta firme lanciata da tutti i gruppi consiliari. Lineacomune ha deciso di condividere l'iniziativa del Comune di Solza, perché è solo l'unità dei tre comuni (sempre sostenuta e promossa quando Lineacomune amministrava il nostro Comune) che può aiutare a smuovere a nostro favore il piano cave; per questo abbiamo approntato due tavoli per la raccolta delle firme e per informare la cittadinanza sulla questione. Il prossimo appuntamento è presso il mercato del sabato mattina il giorno 2 Febbraio.
E la nostra amministrazione? Il nostro gruppo consiliare ha invitato anche gli esponenti di maggioranza a contribuire nella raccolta firme e ha offerto la collaborazione a tutte le iniziative che l'amministrazione vorrà mettere in atto per combattere insieme questa battaglia.
Riteniamo che il rispetto degli accordi, proprio perché garantisce la difesa e la salvaguardia del nostro territorio,debba andare oltre i colori politici; questa è quindi un'occasione per dimostrare la sensibilità ambientale dell'amministrazione che fin'ora non ha ancora dato segni di vita.

L'ambiente passa in secondo piano: l'Amministrazione Comunale scettica su Agenda 21
Di Andrea Colleoni, Consigliere Comunale di minoranza

Nel consiglio del 17/9/2007 è stata data risposta ad una mia interrogazione riguardante il futuro di Agenda 21 e il rilancio di nuove iniziative.

Prima di illustrare la risposta del nostro Sindaco è meglio far chiarezza su cosa sia Agenda 21 e quale importante ruolo riveste.
L'Agenda 21 è un documento che contiene gli impegni (in campo ambientale, economico, sociale) che una comunità si assume per il 21° secolo, ma è soprattutto un percorso di lavoro.
Calusco aderisce ad Agenda 21 Locale dell' Isola Bergamasca e Dalmine/Zingonia dove tra l'altro è anche rappresentata da un consigliere di amministrazione (prima era Lino Corti, ora sostituito da Roberto Locatelli) e vi fa parte fin dal 2001.

Attraverso Agenda 21 sono stati elaborati diversi progetti di intervento per i singoli comuni; relativamente a Calusco quasi tutti gli obiettivi sono stati raggiunti:

  • Avvio tavolo di concertazione sugli interventi da realizzare per il miglioramento ambientale dell'azienda Italcementi;
  • Progetto pilota volto a preservare e valorizzare la massa boschiva del monte Canto attraverso lo studio di una micro filiera del legno - che ha portato alla realizzazione di una caldaia a biomassa per il teleriscaldamento delle scuole;
  • Azioni di sensibilizzazione, di incentivazione e di ricerca sulle energie rinnovabili in campo edilizio e dei trasporti;
  • Linee guida per la promozione di modelli insediativi sostenibili ed introduzione di parametri negli strumenti amministrativi.

L'unico progetto previsto che si trova ancora in fase di realizzazione riguarda la rinaturalizzazione del bacino idrografico del Re Grandone. Completato quello non significa aver raggiunto una gestione "sostenibile", ma è necessario lo studio ed il rilancio di nuove iniziative per proseguire nella giusta direzione.

Specificato ciò, passiamo alla risposta del nostro Sindaco:

  • Il Sindaco e la nuova amministrazione ha scoperto l'esistenza di Agenda 21 grazie alla mia interrogazione;
  • Agenda 21 è una cosa interessante.

Fin qui tutto bene, ma poi, prosegue il Sindaco (sempre il Sindaco, perché l'assessore all'ambiente, che dovrebbe essere il naturale relatore per questi temi, non pronuncia una parola), ammette di non aver ancora preso una decisione sul continuare a far parte di Agenda 21 in quanto, a fianco di iniziative "interessanti" ci sono contenuti scontati e banali….del resto, parole sue, "nessuno vuole inquinare o buttare le cartacce a terra, queste sono cose ovvie".

Duole prendere atto di un sostanziale passaggio in secondo piano delle questioni ambientali che erano state al centro, insieme alla "persona" dell'attività dei precedenti amministratori; duole vedere come ci sia scetticismo nelle opere realizzate (che altre amministrazioni ci invidiano come pannelli solari, caldaia a biomasse etc etc) e duole sentire un atteggiamento di sufficienza riguardo questioni ambientali ben più complesse del non buttare cartacce a terra.
Ricordiamoci che Calusco si trova in un territorio fortemente antropizzato, con ampia diffusione di attività produttive e situazioni pregresse che hanno lasciato il segno. Il recupero dei danni passati e il rilancio di azioni in direzione della "sostenibilità ambientale" non significa fermare il progresso e tornare indietro, ma significa invece cercare di procedere ad un ritmo e con delle modalità sostenibili per l'ambiente che ci ospita.
A tal proposito, in territorio fortemente interconnesso come l'alta pianura lombarda, è necessario che le azioni siano coordinate a livello sovracomunale e non limitate alle iniziative dei singoli. Queste, benché meritevoli, spesso richiedono sforzi maggiori e portano a risultati limitati. D'altra parte l'aria che respiriamo o l'acqua dei fiumi non si adeguano ai confini comunali ma preferiscono muoversi entrando ed uscendo dalle linee di confine, mescolando i problemi generati da altri con quelli generati da noi ed esportandoli di nuovo. Da qui l'importanza estrema di un coordinamento e quindi di continuare non solo a far parte di Agenda 21 locale, ma di essere parte attiva e propositiva (come è stato fino ad oggi) continuando un opera che non può avere colore politico.

Per approfondire la conoscenza di Agenda 21 locale:
http://www.a21isoladalminezingonia.bg.it/

La nuova "commissione edilizia" : fuori le minoranze … dentro gli impresari?
Di Fabio Colleoni, ex assessore al bilancio

Soddisfazione nella nuova maggioranza per essere riuscita a creare una commissione meno politica e piu' tecnica, così come previsto dalla nuova normativa.

E' vero , la commissione edilizia è solo consultiva e la legge consente quanto deciso dalla nuova giunta:i consiglieri comunali non possono parteciparvi.
Le scelte sono però politiche, le decisioni sono comunque del sindaco e della giunta, quindi i pareri dei tecnici varranno per quello che si vorrà che valgano in quanto i tecnici sono dei "consulenti".

Abbiamo impiegato anni per evitare che nella commissione edilizia non fossero presenti tecnici operanti nel territorio , in quanto troppo "interessati", ora, ritornano.
Sicuramente i tecnici sono piu' preparati, forse i rappresentanti politici a volte interpretavano in modo riduttivo le disposizioni previste … ma ora?

Ora l' unica cosa certa è che le minoranze non saranno presenti, nemmeno attraverso tecnici indicati da esse, non avranno parola né in termini decisionali né in termini propositivi. Di conseguenza non saranno presenti neppure quei cittadini che, interessati ad uno sviluppo sostenibile del territorio avrebbero potuto dare un loro contributo propositivo.

Domanda: non si poteva trovare una soluzione diversa? Non era possibile trovare tecnici non operanti nel nostro territorio e quindi con maggiore garanzia di essere sopra le parti?


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